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Associazione artistico culturale
domenica, 15 gennaio 2006

Le origini della pizza napoletana 

Ferdinando di Borbone è un personaggio passato alla Storia più per le sue intemperanze e insofferenza alla pomposità della vita di Corte che per le iniziative intraprese per migliorare il territorio campano e la vita dei suoi sudditi: re di Napoli dal 1751 al 1825, fu protagonista nel 1772 di un’ulteriore violazione alle regole dell'etichetta entrando nella pizzeria di Antonio Testa detto n' Tuono, che aveva la bottega alla Salita S. Teresa. Ferdinando di Borbone è un personaggio passato alla Storia più per le sue intemperanze e insofferenza alla pomposità della vita di Corte che per le iniziative intraprese per migliorare il territorio campano e la vita dei suoi sudditi: re di Napoli dal 1751 al 1825, fu protagonista nel 1772 di un’ulteriore violazione alle regole dell'etichetta entrando nella pizzeria di Antonio Testa detto n' Tuono, che aveva la bottega alla Salita S. Teresa. Il re – non a caso denominato “Lazzarone” – era solito mischiarsi alla plebe e frequentare i vicoli più pericolosi della città: in quella particolare occasione si racconta che ordinò i vari tipi di pizza e ne fu conquistato al punto che, tornato a Palazzo Reale, ne fece un euforico rendiconto alla Corte. Gli aristocratici, mossi dal desiderio di compiacerlo e dalla curiosità vinsero le proprie innate resistenze a mischiarsi al volgo e la "pizzeria" divenne un locale alla moda: il "pizzaiolo" n' Tuono, intuì le potenzialità del fatto e migliorò gli ambienti della sua pizzeria, rendendola degna del favore della Corte. Maria Carolina d'Asburgo, invece non fu mai favorevole all’avvento della nuova pietanza e impedì che la "pizza" venisse servita a Corte. Per poter mangiare la pizza, il re e i suoi nobili dovettero così recarsi – spesso di nascosto - nella pizzeria.Il suo successore Ferdinando II invece, ametteva pubblicamente di prediligere i piatti amati dal suo popolo, come racconta De Cesare ne "La fine di un regno": "A Ferdinando II, napoletano in tutto, piacevano quei cibi grossolani del quali i napoletani sono ghiotti: il baccalà, il soffritto, la mozzarella, le pizze e i vermicelli al pomodoro". Al contrario del suo predecessore, egli non volle rinunciare ai suoi gusti, ma piuttosto, preferì costringere i suoi cortigiani ad adattarsi. Nelle trattorie napoletane nasce la "ristorazione con un solo piatto", la pizza e, di fatto, nascono le prime pizzerie che datano 1820 – 1889. Ferdinando II si fece, pertanto, costruire nel parco della Reggia di Capodimonte, (in prossimità dei magnifici forni degli Asburgo per la cottura delle ceramiche), un forno per le pizze da Domenico Testa, figlio dell’ormai famoso n' Tuono: dopo il tanto decantato incontro di Teano- che i libri ci descrivono come uno dei momenti più solenni del Risorgimento, in cui Giuseppe Garibaldi aveva salutato Vittorio Emanuele II come primo Re d'Italia – Garibaldi si fermò in una taverna dove gli servirono ottime pizze fumanti che prediligeva al punto che il suo aiutante, Giuseppe Baldi riferisce come egli preferisse mangiare una pizza in mezzo alla gente semplice invece che partecipare a ricevimenti della nobiltà. Umberto I di Savoia e la moglie Margherita, in visita a Napoli, durante le vacanze estive, chiamarono il pizzaiolo Raffaele Esposito, titolare della pizzeria Pietro di S. Anna di Palazzo e gli ordinarono di preparare delle pizze "napoletane" per tutta la Corte : vennero preparate due versioni classiche: la marinara (pomodoro, aglio, origano e olio) e la mastunicola, ora poco frequente (strutto e basilico) a cui la moglie del pizzaiolo allestì una "variante" per la regina Margherita (pomodoro, olio e mozzarella) a cui venne unito il basilico per richiamare la bandiera italiana. Nel 1871, nasce così la Margherita (in onore della Regina d'Italia) destinata a rendere inscindibile il legame tra Napoli e la pizza. Cronologicamente, la pizza napoletana più antica è la "mastunicola" la cui origine dovrebbe datare 1660, seguita dalla "marinara" 1800 e dalla "margherita" 1850, con la sua variante al basilico del 1871.

tratto da: www.napolinapoli.com


postato da isaias alle ore 14:30 | link | commenti (2)
categorie: tradizione, arte culinaria